Federazione Ticinese Karate-do

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Rei - Il saluto

Karate

REI - Il Saluto
Pochi sono a conoscenza che i quattro lati di un «dojo» hanno la loro importanza tradizionale. Si presume che questo termine provenga dal Buddismo. Esso indica il luogo nel quale i Buddisti, dopo la cerimonia della purificazione, allenano lo spirito e il corpo. Nel judo (come nel Karate) indica la sala dove si pratica.


Lato inferiore (shimoseki):
è dove si allineano tutti i gradi inferiori (kyu).

Lato superiore (joseki):
é di fronte al lato inferiore; qui si mettono gli insegnanti e alla destra del Maestro vanno gli istruttori e gli allenatori, osservando l'ordine di grado.

Lato d'onore (kamiza):
è alla destra del joseki ed è riservato alle personalita. Qui vengono poste le foto dei Maestri fondatori o benefattori. Entrando nel dojo, ogni judoka - cosi vuole il cerimoniale della tradizione - effettua il saluto verso il kamiza.

Alla sinistra del joseki si trova la piazza inferiore (shimoza):
é riservata agli allievi di alto grado con il piu anziano capo fila, il quale è vicino al joseki e comanda il saluto.

Il cerimoniale vuole che il saluto collettivo iniziale venga rivolto prima al lato d'onore (kamiza) e poi agli insegnanti; alla fine della lezione cio si verifica all'inverso. Conoscere le forme cerimoniali e il saluto è necessario per un karateka. Il primo dei venti precetti della Via del Karate scritti da G. Funakoshi recita:

Non bisogna dimenticare che il karate comincia con il saluto, e termina con il saluto

Rei è una parola della lingua giapponese che può essere interpretata in diversi modi; è il rei del reigi (da REI, rispetto e GI, abito) che significa "etichetta, cortesia, educazione" ed è anche il rei di keirai che significa "saluto" o "inchino" ed è un concetto fondamentale per tutte le arti marziali di origine giapponese.
Rei è espressione della cortesia, del rispetto e della sincerità. Il rituale del saluto è semplice nella sua forma esteriore, ma molto complesso nel suo aspetto interiore, è una presa di coscienza di se stessi, dei compagni, della palestra (Dojo) e dell'arte che si sta per praticare e non deve mai diventare un automatismo, un'abitudine o un obbligo imposto dal maestro.
Il saluto non simboleggia una superficiale manifestazione di educazione, ma un lavoro completo sulla persona: la ricerca di una migliore adesione alla via (Do). Il praticante, attraverso il saluto, si predispone correttamente all'allenamento, che richiede pazienza, umiltà e controllo dei propri sentimenti e dunque un lavoro disciplinato, costante e diligente. Questo è lo spirito della via marziale: l'umiltà è un atteggiamento che bisogna assumere nella vita, la prima lotta che bisogna vincere è quella contro la propria presunzione.

«
Senza cortesia il valore del Karate va perso» (G. Funakoshi)

Come viene eseguito il saluto

La complessità simbolica del saluto implica, in senso posturale, l'allineamento perfetto del ventre, del busto e della testa, centri, rispettivamente, della volontà, dell'emotività e dell'intelletto. La posizione del saluto è inizialmente verticale ed esprime la "via spirituale"; si inclina poi orizzontalmente, ad indicare la "via materiale".
Dal punto di vista tecnico il saluto può essere collettivo o individuale, effettuato in piedi (ritsurei) o nella tipica posizione inginocchiata giapponese (seiza).
Prima di entrare in palestra bisogna salutare, si rimane in piedi, l'inchino deve essere discreto e sincero e deve essere eseguito ogni volta che i karateka si pongano di fronte o eseguano un esercizio di forma (Kata).


Saluto in posizione eretta (ritsurei)

Il saluto in piedi è scandito in tre tempi; per prima cosa si uniscono i talloni in modo che i piedi formino un angolo retto, seguendo l'apertura naturale delle anche, mantenendo il busto e la nuca ben eretti si portano le mani con le dita tese e serrate lungo le cosce; questa posizione va mantenuta fino a che
lo stato d'animo si sia fatto calmo e consapevole, si piega, con calma, poi in avanti il busto di circa 30 gradi, che deve restare rigido. la testa non deve superare questa inclinazione e deve esprimere intenzione; tale atteggiamento significa "io sono disponibile". Nell'ultimo tempo si torna alla posizione eretta: "sono presente con il corpo, l'anima e lo spirito".


Il saluto in ginocchio (seiza).

Il modo corretto per eseguire il saluto da posizione inginocchiata è il seguente: bisogna girare leggermente le anche in senso orario e posare a terra il ginocchio sinistro (fig.1-3) poi quello destro (fig.4), le dita dei piedi restano a contatto mentre i talloni, posti verso l'esterno, formano un appoggio che viene usato per sedere; schiena e testa erette, mani poggiate sulle cosce, spalle rilasate, ginocchia aperte in modo naturale determinano la stabilità della postura (fig.5).Il praticante deve tenere la colonna vertebrale diritta per potere respirare in modo corretto.
La posizione inginocchiata è indicata per eseguire la meditazione taciturna (mokuso), che viene effettuata nel più profondo silenzio per consentire il raggiungimento dell'armonia e delle concentrazione.
Uno degli elementi essenziali di questa cerimonia si esprime nell'immobilità fisica e nel silenzio, che permettono di spogliarsi delle proprie preoccupazioni e di farsi ricettivi agli insegnamenti impartiti dal maestro.



Il secondo tempo del saluto consiste nell'inchino: il viso si avvicina al terreno ed alle mani, poste come un triangolo, con le punte delle dita distese in avanti ed i pollici in squadra, si poggia prima la mano sinistra e poi la destra: eredità delle antiche tecniche marziali che permettevano ai samurai di sguainare agevolmente la spada in caso di necessità anche da una posizione così svantaggiata.

Notate la posizione delle mani (fig. 6) e come vanno sistemate le dita dei piedi (fig. 7). Per eseguire il saluto appoggiate le mani con le dita girate leggermente verso l'interno (fig. 8) e piegatevi in avanti, senza poggiare la fronte o sollevare le anche, e guardate, sottocchio, chi vi sta di fronte senza sollevare la testa (fig. 9).


Le espressioni verbali che accompagnano il saluto, scandite dal capofila, possono variare secondo le circostanze, ma iniziano sempre con lo shomen ni rei; il saluto al lato anteriore della palestra esprime la riconoscenza dei praticanti per il karate.
Il suo significato riposa sul principio filosofico che l'uomo debba rivolgersi a qualcosa di più grande ed importante di lui prima di dedicarsi alle cose mondane.
Prosegue con il
sensei ni rei; il saluto al maestro, se presente, oppure con il senpai ni rei, il saluto all'allievo più anziano, che sostituisce il maestro.
Otagai ni rei è il saluto dell'uno all'altro; simboleggia l'unità ed esprime il rispetto che si deve agli altri.
Shihan ni rei è il saluto al maestro superiore, altamente onorato:
Shihan o Hanshi richiama infatti il maestro di 9° o 10° dan, esterno dalla gerarchia della scuola, che insegna nel dojo solo in rare circostanze.
Nella parte finale del saluto si torna alla posizione eretta, con intenzione ed energia. La tradizione vuole che durante il rituale di apertura e di chiusura della lezione il maestro si tenga di fronte, al centro del muro nord della palestra (shomen), punto in cui si trova appeso il quadro con l'immagine del fondatore dello stile. Gli allievi stanno dietro di lui, allineati da est a ovest, ordinati per grado.
In alcuni dojo di Karate dopo il saluto vengono enunciate le cinque regole di palestra
dojo kun, il maestro si alza e gli allievi, rispettando l'ordine di grado, lo imitano: si riacquista cosí la posizione iniziale. La filosofia racchiusa nel saluto si radica durante l'esercizio e deve estendersi a tutti gli aspetti quotidiani. Rei offre un'occasione di riflessione ad ogni praticante circa il comportamento da tenere verso gli uomini e verso la vita.
Il saluto è l'anima dell'arte marziale: se andasse perso, lo sarebbe anche il valore dell'arte marziale.


Il termine Osu (si pronuncia oss)
In special modo nel Karate il saluto è spesso accompagnato dalla parola Osu (
oss), è l'abbreviazione di "onegai shimasu" una frase di ringraziamento che in questo caso significa "onorato di imparare con voi".
Questa espressione viene usata in palestra quando si salutano i compagni o il maestro, o quando si manifestano approvazione e conferma; trasmette, inoltre, un importante messaggio: il rispetto per l'arte e per la via.

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