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Kata

Karate > Goju Ryu

I KATA
La pratica del Goju-Ryu comprende lo studio di 12 Kata, fissati dal fondatore della scuola Chojun Miyagi; essi sono:

  • Gekisai Dai Ichi
  • Gekisai Dai Ni
  • Sanchin
  • Tensho
  • Saifa
  • Seyunchin
  • Sanseru
  • Shisochin
  • Seipai
  • Seisan
  • Kururunfa
  • Suparimpei


I nomi di questi Kata hanno praticamente mantenuto inalterata la terminologia originale di Okinawa e non hanno subito una traduzione giapponese come avvenuto in altri stili di Karatè.

L'esiguo numero dei Kata del Goju-Ryu rispetto ad altri stili è indice della loro difficoltà.
Tutti i Kata, tranne Gekisai Dai Ichi e Gekisai Dai Ni (creati da Miyagi Sensei per facilitare l’apprendimento del Karatè Goju-Ryu ai principianti) e Tensho (anch’esso creato da Miyagi), sono di origine cinese e furono trasmessi da K. Higaonna al Maestro C. Miyagi, il quale apportò in seguito qualche modifica. I due Sanchin e Tensho servono appositamente per lo studio della respirazione e sono anche definiti " Zen in movimento ", mentre gli altri sono Kata aperti, ovvero Kata per lo studio di tecniche da combattimento. I Kata Sanchin e Tensho vengono considerati l’essenza del Karatè Goju-Ryu, in quanto esprimono il “Go” e il “Ju” nei propri movimenti.



I KATA, IL LORO SIGNIFICATO E LE LORO CARATTERISTICHE

SANCHIN: “le tre battaglie
Kata di base, portatore dell’essenza del Goju-Ryu. Praticandolo si impara a concentrare la forza attraverso la respirazione, indurendo i muscoli del corpo. Si colpisce spesso il corpo di colui che lo esegue, per verificare e stimolare la contrazione dei muscoli. Questo kata caratterizza la durezza e la forza (go) della scuola Goju-Ryu, e la simboleggia. Vi si ricerca la profondità.

TENSHO: “movimento fluido delle mani
Miyagi ha composto questo kata dopo aver studiato l’arte cinese del combattimento della scuola del Sud (Rokkishu) al tempo del suo viaggio nel Fujian. Questo kata rappresenta la cedevolezza (ju) della scuola Goju-Ryu. Lo si esegue a mano aperta e con un lavoro di respirazione. È complementare al kata Sanchin; insieme compongono la coppia “go-ju”.

GEKISAI DAI ICHI e NI: “demolisci e distruggi” (numero 1 e 2)
Questi due kata sono stati composti nel 1941 da Chojun Miyagi per i principianti , come kata di base per permettere di imparare le tecniche elementari di attacco e di difesa.

Kata classici

SAIFA: “rompere a pezzi
Il nome cinese di questo kata sarebbe Zuo fa, nome che rimanda a un metodo per “vincere, attraverso tecniche di presa, un avversario che attacca”. Questo kata è composto principalmente da tecniche che si basano sul seguente principio: attaccare immediatamente con la mano che ha appena parato.

SEYUNCHIN (SEIENCHIN, SEYONCHIN, SEIYONCHIN): “calma nella tempesta” o “occhio del ciclone
Il nome cinese di questo kata è Sui yun jing che significa “seguire liberamente” (il cambiamento della situazione di combattimento), yun designa il movimento e jing la forza o l’energia. Seyunchin è quindi il kata attraverso il quale si impara e si acquisisce un’energia mobile che segue adeguatamente la situazione mutevole del combattimento. La sua particolarità tecnica è di utilizzare le gambe come mezzo di spostamento, ma non per dare calci. La tecnica delle gambe, lo spostamento, permette di assicurare una migliore efficacia alle tecniche di mano.

SANSERU (SANSEIRU, SANSERYU): “36 mani” o “36 tecniche
Questo nome significa “36”, il doppio di 18, cifra che si pronuncia san shi liu in cinese.

SHISOCHIN (CHISOCHIN, SHISOUCHIN, SHISOUNCHIN): “battaglia nelle 4 direzioni”, “attacco nelle 4 direzioni” o “vera potenza
Il nome cinese è Shi zhen jing: shi significa “vera potenza”, zhen designa l’atto di strangolare o di premere, jing significa “forza” o “energia”. Questo nome quindi designa il kata attraverso il quale si imparano le tecniche di attacco con strangolamento e pressione, e anche la difesa contro queste tecniche. In effetti, in questo kata, si impara a liberarsi dalle tecniche di strangolamento e di leva, a schivare certe tecniche di proiezione e a contrattaccare, rompendo il braccio dell’avversario con colpi di palmo.

SEIPAI: “18 mani” o “18 tecniche
Questo kata deriva probabilmente dalla tecnica shi ba shou, tecnica di base del Shiba luohan quan, una delle correnti dello Shaolin quan del Sud. Seipai e Shiba vogliono dire entrambi “18”. Questo kata si compone di 18 tecniche fondamentali di colpi di pugno, di calcio e di parate. Possiamo pensare che, a partire dalla concezione tecnica di questo kata, simboleggiata dalla cifra 18, siano stati elaborati i seguenti kata, chiamati “36” (Sanseru), “54” (Wuseshi o Gojushiho), “108” (Iparinpe), ecc…

SEISAN: “13 mani” o “13 passi
Il nome di questo kata deriva probabilmente dall’espressione cinese shi san shi, che significa “le tredici energie”. Secondo l’Yi jing, il Libro dei Mutamenti, uno dei grandi testi classici cinesi, base del taoismo e del confucianesimo, i fenomeni dell’universo si manifestano attraverso tredici energie.

KURURUNFA (KURURUNFUA): “sempre calmo, attacco improvviso” o “mano senza pietà
Il nome cinese è Kun lun fa, che significa il metodo di kun lun, metodo insegnato al tempio buddista del monte Kun lun. In questo kata compare una guardia chiamata yama gamae, “guardia del monte”. È probabile che il nome del kata derivi da questa guardia. Questo kata include un gran numero di tecniche di proiezione, in particolare, una tecnica chiamata tako te, “mani di polipo”, che permette di afferrare efficacemente l’avversario. Si utilizza anche uno spostamento particolare per effettuare, avvicinandosi molto all’avversario, una parata seguita da una presa.

SUPARIMPEI (SUPARINPE, PACHURIN, SUPARINPA): “108 tecniche
Questo nome vuole dire “108”, cifra che si pronuncia yi bai ling ba in cinese. Nel pensiero buddista, ogni essere umano ha centootto radici di sventura, che deve sforzarsi di dominare nel corso della vita. La cifra 108 fa allusione all’origine buddista di questo kata e al numero delle tecniche che vi sono studiate. In effetti, il kata Suparimpei è considerato come una sintesi tecnica della scuola Goju-Ryu. Esso comincia con Sanchin e prosegue con tecniche di mawashi-uke, di keri, di tobi-geri e diverse forme di tsuki e di uke. Le tecniche che contiene sono parecchie, perciò questo kata si situa alla fine dell’apprendistato tecnico di questa scuola.
Si presume che esistessero tre versioni di questo kata: una semplice, una media e una difficile. La versione giunta a noi è quella media mentre le altre due sono andate perse.


Le tecniche mostrate nei kata sono tutte applicabili e spiegabili nella logica del combattimento.
Dalla terminologia dei Kata Goju-Ryu si può notare la ricorrenza di vari numeri, ciò che mette li in relazione con le loro origini cinesi e con il pensiero buddista. Dopo la morte del maestro fondatore del Goju-Ryu, Chojun Miyagi, alcune correnti di questo stile hanno introdotto vari kata “Taikyoku” per facilitare l’apprendimento delle varie tecniche di combattimento.



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